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mercoledì 14 luglio 2010

Uomini che uccidono donne


Negli ultimi giorni, sono stati numerosi i fatti di cronaca che hanno visto come vittime delle donne. Episodi di stalking, che sfociano anche nell’omicidio, vanno considerati, secondo me, come forme patologiche, quindi il fenomeno va analizzato più da una prospettiva psicologica che sociologica. Lo stalker, in fin dei conti è un narcisista estremo, ed il rifiuto, provoca in esso un profondo senso di rabbia. Sostanzialmente la donna per lo stalker (ma il discorso può essere fatto anche per donne stalker) è come uno specchio nel quale “deve” vedere riflessa la sua grandiosità, quando ciò non avviene più, a causa del rifiuto, scatta la reazione rabbiosa e depressiva che può spingersi fino all’omicidio - suicidio. Inutile stare qui a citare nello specifico le notizie degli efferati delitti comparsi sui giornali, li conosciamo tutti. C'è un aspetto però, da considerare: quanto, la diffusione della notizia può essere da stimolo, da incoraggiamento al potenziale assassino ad emulare le gesta di un uomo che si trova nella sua stessa condizione?

direi che la diffusione delle notizie di cronaca dove un uomo uccide una donna per motivi più o meno passionali, funga da input, a persone mentalmente disturbate, narcisiste, a commettere quello stesso reato di cui hanno parlato giornali e tv. Ovviamente sto parlando di casi estremi. La notizia, magari non fa altro che dare un'acelerata alle intenzioni omicide dell'assassino. Sarebbe comunque, un punto da approfondire


Vincenzo Borriello

(In caso di riproduzione riportare il link)

martedì 27 aprile 2010

Omicidi in famiglia.I limiti della legge sullo stalking


Il criminologo Vincenzo Mastronardi, di cui tempo fa lessi un interessante saggio sui terroristi, afferma:«in Italia si consuma un omicidio in famiglia in media ogni 2 giorni, 2 ore, 20 minuti e 41 secondi» Dati senz'altro allarmanti, ma che confermano cose che si conoscono da tempo; ossia che il maggior numero di omicidi è commesso all'interno delle mura domestiche in barba a chi si ostina a far ricadere, chi sa perchè, la colpa sugli extracomunitari.La strage di mantova non è l'ultimo episodio di moglie ( o ex) uccisa dal marito o convivente. Propio ieri, ad Udine, una donna napoletana è stata uccisa dal compagno. Stando a quanto afferma l'associazione degli avvocati matrimonialisti:
«Il movente è passionale nel 25,9% degli omicidi; seguono contrasti personali nel 21,8% dei casi, i disturbi psichici nel 16,15% dei casi, le liti per l'assegnazione della casa coniugale nel 15% dei casi, le ragioni economiche (assegni di mantenimento o restituzioni di somme) nell'8% dei casi. Si registra sempre di più un movente legato a fattori economici e soprattutto all'assegnazione della casa coniugale che oggi sta per diventare il vero "pomo della discordia", ancor di più di quello dell'affidamento e della gestione dei figli. Le nuove povertà prodotte dalla separazione e la lunghezza insopportabile dei processi sono altre ragioni che contribuiscono a determinare le stragi familiari. "Il trend - dice il presidente nazionale dell'associazione, Gian Ettore Gassani - è destinato ad aumentare in proporzione all'aumento di separazioni e divorzi.»
Ritengo però questi dati mal interpretati, nel senso che, tutti questi casi di omicidi, vadano inclusi, con un grado minore o maggiore a seconda dei casi, nella categoria di disturbi psico-passionali, che possono si essere influenzati ed accentuati da variabili come, contrasti personali, motivi economici ecc.Ma non sono queste le condizioni ultime che sfociano nell'omicidio della compagna. Quindi la determinate da tenere in considerazione è quella che ho definito psico-passionale.Vi è la tendenza,
in determinati individui, in casi del genere, vuoi anche per un retaggio cultuirale del passato; a considerare la donna come una propietà.Il divorzio, la separazione, che in questi casi spesso scaturiscono da una condotta violenta dell'uomo, è vista da queste persone come una vergogna, ed un affronto personale.Tutto ciò, che è visto come un fallimento personale, si trasforma in frustrazione.Patologicamente, questa frustrazione viene scaricata sulla compagna, vista come unica causa dei fallimenti dell'uomo,incapace di accettare il fatto che egli altro non è se non un falito. L'epilogo ultimo spesso è l'omicidio.Va detto che prima che si arrivi all'omicidio della donna, vi sono tantissimi segnali che andrebbero colti con maggior attenzione.L'omicisio è preceduto da una serie di violenze, che si protraggono anche per anni. Violenze psicologiche, verbali, oltre che fisiche.Il ministro Mara Carfagna, che giustamente voleva essere ricordata per qualcos'altro oltre ai calendari,ha varato,o chi per essa, la legge sullo stalking (il testo qui ). Ma il problema di fondo qual'è? Una misura del genere è incompleta a mio avviso e non impedisce al potenziale aggressore di commettere un omicidio.Nel momento in cui la, o il molestato,presenta la denuncia per stalking, un giudice dovrebbe essere in grado di disporre un'obbligatoria perizia psicologica e/o psichiatrica per determinare se il molestatore sia una persona che possa diventare, nel tempo un assassino, e determinare se e come vada curato. Il carcere non è detto che risolva il problema,e non impedisce ad uno psicolabile di consumare la sua vendetta dopo aver espiato la pena detentiva.Senza tali perizie il rischio è quello di avere un assassino in piu ed una donna morta in più

Vincenzo Borriello