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Lettori fissi

mercoledì 14 luglio 2010

Uomini che uccidono donne


Negli ultimi giorni, sono stati numerosi i fatti di cronaca che hanno visto come vittime delle donne. Episodi di stalking, che sfociano anche nell’omicidio, vanno considerati, secondo me, come forme patologiche, quindi il fenomeno va analizzato più da una prospettiva psicologica che sociologica. Lo stalker, in fin dei conti è un narcisista estremo, ed il rifiuto, provoca in esso un profondo senso di rabbia. Sostanzialmente la donna per lo stalker (ma il discorso può essere fatto anche per donne stalker) è come uno specchio nel quale “deve” vedere riflessa la sua grandiosità, quando ciò non avviene più, a causa del rifiuto, scatta la reazione rabbiosa e depressiva che può spingersi fino all’omicidio - suicidio. Inutile stare qui a citare nello specifico le notizie degli efferati delitti comparsi sui giornali, li conosciamo tutti. C'è un aspetto però, da considerare: quanto, la diffusione della notizia può essere da stimolo, da incoraggiamento al potenziale assassino ad emulare le gesta di un uomo che si trova nella sua stessa condizione?

direi che la diffusione delle notizie di cronaca dove un uomo uccide una donna per motivi più o meno passionali, funga da input, a persone mentalmente disturbate, narcisiste, a commettere quello stesso reato di cui hanno parlato giornali e tv. Ovviamente sto parlando di casi estremi. La notizia, magari non fa altro che dare un'acelerata alle intenzioni omicide dell'assassino. Sarebbe comunque, un punto da approfondire


Vincenzo Borriello

(In caso di riproduzione riportare il link)

recensione l"uomo che amava dipingere su sololibri.it

L’arte, in ogni sua forma, è libertà, e non può un regime, di qualsiasi tipo esso sia e qualunque provvedimento, anche estremo, prenda contro di essa, ingabbiarla, limitarla, metterla a tacere. Si può imprigionare l’artista, torturarlo, perfino ucciderlo, e distruggere le sue opere, ma il suo pensiero e la sua anima vivranno per sempre in coloro che le hanno osservate, studiate, apprezzate, e che da esse trarranno ispirazione e coraggio per affrontare la loro vita in modo diverso, forse anche per lottare, per cambiare lo stato di cose. L’arte è libera, vaga, entra nei cuori e nelle anime. Questo, in sostanza, il bellissimo tema del breve libro in questione, neppure 60 pagine. Non è facilissimo da reperire, ma vale senz’altro la pena di procurarselo per poter apprezzare questo romanzo, che inserisce la situazione attuale di un Paese, l’Iran, purtroppo sempre sotto i riflettori dei media, e le riflessioni dei vari personaggi coinvolti, in una narrazione drammatica ma onirica, che nel finale prende piuttosto i contorni della favola moderna, lasciando aperta la porta alla speranza. La storia è quella di Yassir, giovane pittore iraniano, orfano di padre, che viene gettato in prigione per avere dipinto una donna nuda: per il regime non si tratta di arte, ma di pornografia. In cella Yassir conosce Omar, prigioniero ormai da tempo immemore per la sola "colpa" di essere omosessuale. Lo stupore per la crudeltà degli uomini e per i crimini che vengono perpetrati ogni giorno con la scusa della morale, della religione, della patria e della sua difesa, non dà pace a Yassir, uomo che non ha nemici e non giustifica in alcun modo la violenza, e a questo suo stato d’animo si mescola la comprensibile paura del suo destino ormai deciso senza possibilità di appello. Solo la pittura potrebbe dargli un conforto nell’angoscia dell’attesa, ma procurarsi tele e pennelli è quasi impossibile in una prigione come quella dov’è rinchiuso. Omar, però, partecipe dello stato d’animo e del dolore dell’amico, riesce a procurargli tre tele, i pennelli e i colori che gli servono. Per Yassir la possibilità di dare vita ai suoi pensieri e ai suoi sentimenti è una vera e propria rinascita. Dipinge così tre quadri, ciascuno dei quali è per la sua anima una fuga dalla cella e un incontro, uno scambio di idee con una persona amica o mai conosciuta, che, con le sue parole, può aiutarlo a capire. Il primo quadro è una conversazione con un amico immolatosi da kamikaze, malgrado l’incomprensione e la disapprovazione dello stesso Yassir. Il secondo incontro è con un soldato americano che ha scoperto che la guerra è ben diversa dalla propaganda patriottica. Il terzo è dedicato ad una dolce e battagliera ragazza iraniana che gli mostra le rivolte scoppiate dopo il suo arresto. Yassir, nel dipingere, esplora sentimenti e punti di vista, presunti torti e presunte ragioni, arrivando sempre e comunque a sottolineare l’assurdità della guerra e di ogni tipo di fanatismo. Ma sarà con la quarta tela, procuratagli a sorpresa da Omar, che Yassir potrà riconciliarsi con sé stesso e con la sua storia personale. Il finale è una delicata sorpresa che non lascia in sospeso alcuna domanda tranne, purtroppo, quella che ciascuno di noi si fa riguardo alla follia del genere umano. Lo stile, che appare inizialmente un tantino schematico e affrettato, si arricchisce nel corso del racconto di belle riflessioni e descrizioni, catturando il lettore e rendendolo partecipe della storia.

Cristina Giuntini

É possibile leggere la recensione anche qui

giovedì 8 luglio 2010

Manganelli e gli infiltrati de l' Aquila


Ci risiamo con Manganelli. Il capo della polizia continua a vedere infiltrati dovunque, si direbbe che sia quasi un ossessione la sua, o semplicemente un modo comodo per giustificare le continue, reiterate violenze dei suoi uomini. Ormai la risposta del governo ai dissidenti è sempre la stessa, citando un dialogo di un noto film "Colpire per primi, colpire forte, senza pietà". Sono queste le risposte che il governo da, al di là di certe buffonate propagandistiche e favori vari alla famigerata "cricca" a gente disperata come gli Aquilani. Sarebbe ora che Manganelli si dimettesse, che se ne andasse in pensione, sarebbe un bene per tutti. Mi sono sempre chiesto come si arriva a ricoprire certi incarichi, così prestigiosi. Combini un guaio da una parte? No problem ti do un altro incarico, magari anche più prestigioso del precedente. Dubito che su certe poltrone ci si sieda sempre chi lo merita. A volte (o forse spesso) su di una poltrona ci si siede chi ha gli agganci migliori, chi è politicamente protetto. É così che generali, colonnelli, prefetti ecc, fanno carriera. É importante avere propri uomini in certe posizioni, pronti a pigiare il bottone giustoquando serve. Dicevo degli infiltrati che avrebbero scatenato la reazione violenta delle forze dell'ordine. Io di infiltrati ne ho sentito parlare molte volte, purtroppo spesso erano tra chi doveva garantire la sicurezza e la democrazia di questo paese...servizi segreti deviati, senatori condannati in appello per reati di mafia, ma che non si spiega come facciano a considerare una condanna di sette anni invece di nove, come un'assoluzione, e potrei andare avanti per ore con gli esempi. Ha ragione Manganelli, gli infiltrati ci sono, solo che lui li cerca dalla parte sbagliata.

Vincenzo Borriello
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sabato 3 luglio 2010

Una copia con autografo de "L'uomo che amava dipingere" direttamente a casa tua (A grande richiesta,si ripete l'iniziativa)

Per tutti quelli che volessero una copia del mio libro con autografo e dedica, possono prenotare una dal 3 luglio al 10 luglio al prezzo di 13 euro (spese di spedizione incluse). Scaduta la data del 18, dovrete pazientare che mi giungano le copie che dovrò firmare e successivamente spedirle. I metodi di pagamento sono i seguenti

BONIFICO BANCARIO (se scegliete il bonifico,volendoci qualchè giorno per accreditare il denaro, vi consiglio di non aspettare il 10 per farlo)

PAYPAL

RICARICA POSTE PAY (comunicare da quale ufficio postale è effettuata la ricarica e l'orario)

Nell'effettuare la prenotazione, ricordatevi di fornire il nome per la dedica, l'indirizzo dove spedire il libro.
In provato vi sarà fornito codice iban per il bonifico, numero poste pay, e indirizzo mail per paypal.

Buona lettura

giovedì 1 luglio 2010

Taricone


La morte è sempre un evento tragico, colpisce tutti, indistintamente dalle distinzioni di ceto sociale, religione, cultura. Ci sono morti che fanno più scalpore di altre, peggio ancora, ci sono morti che fanno più notizia di altre. Non è mia intenzione fare polemica, ma riflettere si. Riflettere su quanto sia ipocrita e bizzarro al tempo stesso il mondo dello spettacolo, della TV, pronto a buttarti via come una carta vecchia oppure ad osannarti dopo la morte. Ho scoperto, iprovvisamente che Pietro Taricone era una pietra miliare del piccolo schermo e del cinema; probabilmente neanche lui lo sapeva. Io no di certo, non lo sapevo fino a che non ho sentito le dichiarazioni di vari personaggi che si affannavano a rilasciare interviste a seguito della sua tragica fine. Quanti amici ed estimatori aveva Taricone, amici che sicuramente non immaginava di avere. Chi sa per quanti giorni ancora "amici" di vecchia data si affanneranno a rilasciare la loro testimonianza, coinquilini della casa del grande fratello (perfavore abbattetela), attoruncoli, pennivendoli, tutti in cerca, come avvoltoi di esposizione mediatica, di cui necessitano come l'ossigeno. Io personalmente, continuo a dubitare del peso, dell'apporto, che oggi, da più parti, ci si affanna ad attribuire al povero Taricone, nel mondo della tv e del cinema. Mi dispiace solo, che ci siano tanti patetici avvoltoi a svolazzare sulla salma di una persona, che seppur non ha dato nulla alla tv, al cinema, allo spettacolo, non merita di certo simile macabro sfruttamento.

Vincenzo Borriello
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