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venerdì 3 settembre 2010

Maroni e la favola dei 100 latitanti più pericolosi

Quante volte leggendo notizie di cronaca nera ci è capitato d'imbatterci nella frase : « Tizio nserito nell'elenco dei primi 100 più pericolosi latitanti italiani»? Io mi ci sono imbattuto tantissime volte, anche questa mattina, quando ho eltto la notizia dell'arresto di tale Eduardo Pariota. Ad essere sincero diverse volte in passato sententdo il ministo degli interni pavoneggiarsi di questi famigerati arresti eccellenti (come se avesse compiuto lui le indagini e il conseguente arresto. Ve lo immaginate Maroni con un mitra in mano fare un blitz in un covo di mafiosi senza scrupoli?), volevo togliermi lo sfizio di verificare se la persona arrestata fosse veramente nell'elenco citato. Oggi l'ho fatto finalmente. Sono andato sul sito del minitero dell'interno e purtroppo è presente solo l'elenco dei prima 30 latitanti più pericolosi, o meglio nell'elenco di latitanti ce ne sono 16, perchè evidentemente i mancanti 14 saranno stati arrestati o chi sa. Decido di fare una verifica, vado alla funzione "cerca" e scrivo un nome a caso preso dall'elenco dei sedici latitanti: tale Cabeddu Attilio. Salta fuori la sua scheda, è ricercato dal 97 per non aver fatto rientro, al termine di un permesso, nella Casa Circondariale di Badu è Carros (NU), ove era ristretto, per sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime. Ritorno alla funzione "cerca" ed inserisco il nome di Eduardo Pariota...non ci crederete, in tutto il sito non esce una sola informazione su di lui. Naturalmente mi sono mosso prima che il sito del ministero potesse essere aggiornato, ma se questo famigerato elenco dei 100 latitanti più pericolosi esistesse, il nome dell'arrestato sarebbe dovuto saltare fuori, seppur ancora come semplice latitante. Così non è stato. Il mio sospetto è che quest'elenco sia come dire, molto flessibile, nel senso che ogni volta che si esegue l' arresto di un ricercato, il governo si fa il suo bello spot pubblicitario dicendo che tizio era nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi. Sarebbe il caso, forse, che si mettesse sul serio questo elenco dei 100 latitanti, e non solo quello dei 30 (che poi sono 16)

Vincenzo Borriello
(riportare il link in caso di riproduzione)

giovedì 22 aprile 2010

La giustizia (sportiva) non è uguale per tutti: Le incoerenze del CASMS

La recente decisione del giudice sportivo Tosel di punire con un’ammenda di 40.000, euro le società di Roma e Lazio a seguito dei gravi episodi di violenza verificatisi all’interno dello stadio Olimpico ed al suo esterno, dove si è sfiorata la tragedia (3 persone accoltellate, di cui uno alla gola ed una donna con due bambini tratti in salvo dall’auto in fiamme) ha il sapore della beffa, della presa in giro. Episodi ben meno gravi, in passato, anche recentissimo, sono stati puniti dallo stesso giudice con squalifiche del campo. Misure queste che non sono mai state adottate contro la tifoseria giallorosa che spesso si macchia di atti violenti. C’è da chiedersi perché gli organi di giustizia sportiva sono indulgenti con alcuni e severi fino all’esasperazione con altri. Ancora più grave, perché esula dalle competenze della giustizia sportiva, l’operato del CASMS Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, presieduto oggi dal ministro degli interni Maroni. Il CASMS ha, o avrebbe, lo scopo di impedire che si verifichino condizioni di potenziali incidenti tra opposte tifoserie. Una di queste misure è vietare le trasferte dei tifosi per le partite considerate a rischio. Oggetto di tali provvedimenti sono stati in particolare i tifosi del Napoli, con i quali, più di tutti si è avuta la famosa tolleranza zero. Sebbene fatti oggettivi, (non mi riferisco al solo campionato in corso) hanno dimostrato che una parte della tifoseria romanista costituisce un costante pericolo per l’ordine pubblico, su quest’ultima il CASMS non ha mai preso provvedimenti concreti, cosa che invece ha fatto con altre tifoserie. Mi chiedo il perché di tale disparità di trattamento. Quali sono i reali interessi in gioco, se anche i mezzi d’informazione, tendono ad occultare notizie riguardanti incidenti che vedono protagonisti i supporter giallo-rossi, dedicando all’episodio (che poi episodico non è) un misero trafiletto in un angolo recondito delle pagine del loro giornale? Perché i media tendono, talvolta, anche ad ingrandire i problemi causati dai supporter del Napoli, sbattendo il”mostro” in prima pagina, ed a nascondere le malefatte dei romanisti? Quali sono i veri interessi che si nascondono dietro certe inspiegabili decisioni? Perché il CASMS, piuttosto che vietare le trasferte a laziali e romanisti, ha preferito dare il via libera a tutte le tifoserie di seguire la squadra del cuore anche per incontri considerati ad alto rischio fino a pochi giorni fa dallo stesso organo del Viminale ? Cosa c’è dietro questo strano intreccio tra organismi politici, giustizia sportiva ed una parte degli organi d’informazione? Domande queste, che meritano risposte

Vincenzo Borriello

sabato 17 aprile 2010

QUANDO IL GOVERNO INCITA ALL’OMERTA’


Il premier ha affermato: ”la mafia italiana è la sesta al mondo, ma è quella più conosciuta”. Se l’è presa con la fiction “La piovra” e con Saviano, autore di Gomorra, edito dalla sua Mondatori, colpevoli, a suo dire di pubblicizzare la Mafia, dimenticando evidentemente che Mediaset ha prodotto fiction del calibro de “Il capo dei capi”, “Ultimo” ed altre sul teme Mafia. Queste opere a suo dire, farebbero fare brutta figura all’Italia…queste opere, non certi festini di cui si è parlato tanto qualche mese fa…ed è ancora Saviano a far fare brutta figura all’Italia con il suo Gomorra, non la sponsorizzazione di Berlusconi per un ruolo di Kapò in un film per il deputato dello SPD, Shulz. Il premier cade in contraddizione poi, quando spiattella cifre sulle migliaia di beni sequestrati alla malavita organizzata, il numero degli arrestati affiliati ai clan…seguendo il suo ragionamento, questo non è pubblicizzare la Mafia? Affermare che sono stati sottratti oltre 10 miliardi ai clan malavitosi, non è pubblicizzare il crimine organizzato? Berlusconi dovrebbe sapere che il non parlare di Mafia, il non denunciare la sua esistenza ha un nome preciso: omertà. È proprio sull’omertà che la mafia ha costruito la sua forza. Caro primo ministro, il non parlare di una cosa, non la fa sparire come per magia. A sentir parlare i membri del governo, sembra cha siano loro a fare indagini che durano anni, non i magistrati, e sembra che siano sempre loro a fare i blitz per arrestare i latitanti, non la polizia. Ma così non è. Nella lotta alla Mafia hanno un ruolo fondamentale chi indaga, chi denuncia non chi dopo un arresto va davanti alle telecamere a prendersi il merito. All’estero ci chiamavano mafiosi e delinquenti molto prima di Gomorra, perché eravamo immigrati, stranieri in terra straniera e se la mafia era un fenomeno italiano, tutti gli italiani immigrati erano mafiosi, cosi come oggi, per tanti Italiani, gli immigrati sono delinquenti. Continuiamo ad non imparare nulla dal passato, dalla nostra storia. Se la mafia italiana è la più conosciuta all’estero questo è solo un bene, perché per sconfiggere un nemico, bisogna conoscerlo a fondo. Chi sceglie il silenzio è dalla parte della Mafia.

Vincenzo Borriello