licence

Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Lettori fissi

sabato 29 maggio 2010

Intervista a Vincenzo Borriello su Mushroom

Una nuova intervista per questo sabato. Risponde Vincenzo Borriello, Autore per i tipi della casa editrice Aurea con il romanzo L'uomo che amava dipingere.

(Si ringrazia Marco Mazzanti per l'intervista che potete leggere anche qui)

1 - Cominciamo con le
presentazioni: chi è Vincenzo
Borriello?

Innanzitutto
grazie per l’intervista. Potrei risponderti banalmente,oltre che in modo
scontato e dirti che Vincenzo è un ragazzo come tanti. Così non è. Odio
l’omologazione e l’appiattimento della personalità. Vincenzo è uno che ama
andare “contro”, sarcastico, polemico che difende a spada tratta le sue idee
anche a costo di pagarne le conseguenze. Questo non vuol dire che sia un ottuso
che usa le sue idee, le sue convinzioni come paraocchi. I dogmi li lascio
volentieri ad altri…che altro dire, sono un fan dell’heavy metal, mi piace sia
ascoltarlo che suonarlo. Come lettore invece molti mi considererebbero “noioso”
o quantomeno considererebbero tali le mie letture. Leggo per lo più saggi, roba
di geopolitica, sociologia…m’interesso anche di argomenti inerenti la
psicologia



2 - Vincenzo Borriello,
autore de L'uomo che amava dipingere, Aurea Edizioni (2010). Un libro
fresco fresco di stampa, che parla di contrasti, lotta contro l'integralismo
religioso, false illusioni e condanne sociali. Presentiamolo ai lettori.

Il libro, che ho definito un romanzo “sociale”, narra delle vicende di Yassir, un
giovane pittore di Teheran. Un artista che vive per la pittura e che vede
l’arte come un ideale, un modo di essere oltre che una forma d’espressione. Un
giorno però alla porta di casa sua bussa la polizia. È accusato di aver
trasgredito la legge sulla “pubblica morale”. Nello specifico, l’accusa è di
aver prodotto materiale pornografico. Il suo “crimine” è stato quello di aver
dipinto una donna nuda. Una legge che effettivamente esiste in Iran e risale al
2007. Grosso modo il provvedimento recita cosi: “Chi sia implicato nella produzione di materiale porno sarà considerato un corrotto della terra". Oltre a questo reato, grazie ad un altro
personaggio, Omar, che Yassir conoscerà in prigione, ho avuto la possibilità di
denunciare un’altra violazione dei più elementari diritti umani. Omar è
detenuto perché è un omosessuale. Così come il “crimine” commesso da Yassir,
anche per i casi di omosessualità in Iran è prevista la pena di morte per
impiccagione…non un impiccagione classica, da quelle parti preferiscono
appendere le persone per il collo issandole con le gru. Non si tratta mai di
esecuzioni singole, ma di gruppi di persone, in piazza di modo che tutti
possano vedere.




3 - Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? Qual è stato il percorso che ti
ha portato a scegliere l'Iran come scenario principale della vicenda?

Sono stato spinto a scrivere questo libro, dopo aver visto un reportage su alcuni
giovani iraniani. Tra questi vi era anche un pittore che effettivamente ha
avuto guai con la giustizia per aver dipinto un quadro considerato sconcio
dalle autorità. Fortunatamente alla fine questo pittore se l’è cavata pagando
una forte multa. Di conseguenza è stato naturale ambientare la storia in Iran.
Qui finiscono le analogie con Yassir.




4 - Cos'è per te la scrittura e qual è il rapporto con i tuoi personaggi?

La scrittura, ma l’arte in generale, è per me una valvola di sfogo oltre che una
forma di espressione. Che scriva o che suoni (suono chitarra e batteria) è un
modo per liberarmi dello schifo interiore…ecco creare lo paragonerei al
vomitare. Dopo che si vomita ci si sente meglio, poi se vogliamo usare termini più
eleganti,potrei dirti che è un modo per liberarsi delle negatività ma alla fine
il senso non cambia. Per quanto riguarda il mio rapporto con i personaggi, di
certo in Yassir c’è una parte di me, almeno per quanto riguarda il suo essere
anticonformista, mentre gli altri personaggi sono figli del mio modo di vedere
il mondo, ed attraverso di essi cerco di dire cosa per me non va.




5 - In un articolo di cui sei autore, inserito nel tuo blog di myspace, parli
del ruolo determinante, in senso negativo, dei media e in particolare della TV,
costretta in un circolo che oserei dire vizioso, regolato da esigente di
editoriali, quindi di mercato, che dipingono per noi Occidentali il mondo arabo
secondo i suoi stereotipi più classici: barbe lunghe, grida alla vendetta,
folle di fedeli inchinati...
Tutto questo, mi è parso di capire, riassunto in una parola: etnocentrismo…

L’etnocentrismo esisterebbe anche senza certi pennivendoli, credo che anche per il più grande
antropologo sarebbe difficile spogliarsi al 100% del suo etnocentrismo, di
certo però i suddetti pennivendoli aiutano ad incrementare questo
etnocentrismo. A tanti giornali non interessa fare informazione (in Italia
abbiamo tanti esempi di squallidi servi del padrone). Molti giornali e TV altro
non sono che espressione degli interessi degli editori che sono dietro essi.
Editori che hanno interessi, oltre che politici, economici in diversi settori,
incluso il settore delle armi. Per esempio, come a suo tempo fece notare Congiu
in “Informazione e disinformazione di guerra”,
la General Electric, proprietaria della rete televisiva NBC, e
in partnership col colosso informatico Microsoft, in possesso del network
satellitare MSNBC, è anche una delle maggiori società appaltatrici militari.
Purtroppo sembra che le persone assorbano acriticamente qualsiasi informazione
esca dalla scatola luminosa. La Tv è il nuovo vangelo, produce dei modelli, delle categorie di pensiero funzionali al potere costituito e ce li cuce addosso come abiti Lo stereotipo del
musulmano che minaccia l’occidente, fa incassare milioni a questi gruppi
editoriali, la guerra diventa un prodotto per il mercato dell’immaginario
popolare. Se questo da un lato fa arricchire ancora di più i gruppi editoriali,
dall’altro produce intolleranza da parte degli occidentali verso le persone
dell’area Arabo- Persiana. Probabilmente noi oggi, meno di ieri, non siamo in
grado di “esperire l’altro” o quantomeno
abbiamo serie difficoltà nel farlo.



6 - Una domanda ora che mi preme sempre rivolgere ai miei intervistati, perché
tengo molto a sapere cosa ne pensino.
Dunque: si sente spesso dire - è ormai un luogo comune consolidatosi da anni
anche all'estero! - che in Italia si legge poco, ma che di contro si scriva
tanto. Non si sembra un paradosso?

Mah! Un paradosso forse solo fino a un certo punto…che in Italia si legga poco è un
dato di fatto, ci sono elementi statistici che lo dimostrano. Probabilmente se
si escludessero da questi dati, gli autori “costretti” a comprare 150/300 copie
dei propri libri, risulterebbero ancora meno lettori. Mi chiedo, come mai, se
ci sono pochi lettori, abbiamo centinaia di editori? Ti parlo di editori che
nonostante piangano perché dicono che il mercato è in crisi, continuano ad
essere li a stampare libri su libri. Io una mezza idea ce l’ho!



7 - Leggendo nei forum gestiti da autori emergenti, il profano
apprende che l'Italia è piena di case editrici che chiedono contributi:
molte se ne infischiano di curare l'editing, altre, in alcuni casi, no; ma
anche di case editrici che finanziano di propria tasca i loro autori, ma che
poi incontrano grandi difficoltà per promuovere e diffondere il proprio
catalogo. Dei grandi marchi, manco a parlarne: si parte giù prevenuti,
convinti di non ricevere un riscontro. Da autore esordiente, quale sentiero
ritieni essere il più sicuro nella fitta giungla editoriale? Quali consigli
daresti, inoltre, a chi coltivi il sogno di vedere pubblicata una propria
opera?

Il primo consiglio che mi sento di dare è mai, e sottolineo mai, pagare per
pubblicare il proprio libro. Sicuramente tra gli editori che chiedono un
contributo (che poi 2000,00/ 3000,00 euro più che un contributo è una somma
sufficiente a coprire tutti i costi ed a ricavare anche un guadagno) ci sarà
chi svolgerà bene il suo lavoro, ma la maggior parte una volta intascati i
soldi se ne fregherà dell’autore e del suo libro. Molti autori si fanno
prendere troppo dalla fretta secondo me… la prima proposta contrattuale che
ricevono, che statisticamente è sempre a pagamento, (chissà perché gli autori
che chiedono contributi sono sempre più rapidi nella selezione delle opere
rispetto agli editori che non chiedono soldi) l’accettano. State calmi, una
proposta potrebbe arrivarvi anche dopo un anno e se non dovesse arrivare
pazienza, forse il libro non era valido, forse siete stati sfortunati, magari
l’editore in questione ha gia programmato la pubblicazione di libri per i
prossimi due anni. State certi però che se siete disposti a pagare, vi
pubblicano anche la lista della spesa


8 - Progetti in campo?
Al momento ho pronto un nuovo libro, ma non so né quando né se sarà pubblicato, ma non ho
nessuna fretta anche perché ora devo promuovere L’uomo che amava dipingere. Si
tratta di un thriller comunque. Sto scrivendo in questi giorni un romanzo
nuovo, ma per quest’ultimo è davvero troppo prematuro parlarne. Posso solo dire
che uno degli elementi fondamentali del librò sarà uno specchio. Ti ringrazio
per l’intervista, saluto te ed i lettori del tuo sito

Nessun commento:

Posta un commento